AUTOBIOGRAFIA
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Sono nata nel 1932, il resto il più tardi possibile. Cremona.
Questo vuol dire che posso ricordare il rombo dei bombardamenti, i muri crepati, i fumi degli incendi e la voce di mia madre che mi rassicurava colla sua calma.
Coprivo le pareti di casa, che date le circostanze non meritavano particolari riguardi di piccole
pitture che altri bambini mi pregavano di fare a casa loro, così ebbi le prime committenze. Vivevamo di tessera annonaria, ero debole, mi fratturavo le ossa come fossero grissini.
Questa èstata la guerra.
Una biografia non è fatta di sole date, preferisco attraversarla con le immagini.
Fatica di frequentare regolarmente le scuole e orientarsi.
Tutto era possibile fuorchè pensare di fare l'artista, altre strade premevano, quelle che avrebbero risolto il problema dell' indigenza.
Ho dato lezioni di matematica e di francese, ho fatto decorazioni per un cartolaio cremonese e in seguito illustrazioni di libri per bambini, ho anche tentato la via della scrittura, racconti e un romanzo.
Nel 1958 avevo una lettera da parte di un giovane editore milanese per Gallimard e un romanzo battuto a macchina in valigia così sono partita per Parigi. Non ne feci nulla e non ho rimpianti.
Ho cominciato ad esporre in alcune gallerie parigine e partecipare a premi.
Gli incontri giusti o sbagliati mi hanno fatto crescere.
Per mantenermi facevo illustrazioni per
Gallimard e tenevo una piccola streep settimanale sullo stesso giornale. Mi sono sposata in consolato con un giornalista italiano.
Matrimonio fallito, sono tornata in Italia. Ho cominciato ad esporre alla galleria Bergamini.
La mia prima mostra milanese è del 1962. Lavoro, illustrazioni e mostre di pittura.
Secondo matrimonio e molti viaggi avventurosi.
Abbiamo attraversato tutto il Medio Oriente da soli con un fuoristrada che faceva da letto, da casa e da cammello.
Ci concedevamo questi spazi ogni due o tre anni, si preparava minuziosamente l'itinerario, ci spingeva la curiosità, l'interesse per luoghi allora inattraversabili e la sfida.
Non so se il minareto pendente di Mossoul esiste ancora, se sia stata tracciata una pista tra il Sahara Spagnolo e la Mauritania, conosco purtroppo la fine dei Budda di Bamyan sotto i quali abbiamo campeggiato.
Ricordo notti con cieli indimenticabili nei deserti sahariani con piccoli ratti del deserto saltellanti attorno a noi.
Le
“balise” che ci rassicuravano di essere nella giusta direzione e l'angoscia di girare in tondo senza sapere dove si fosse. Africa, Medio Oriente, Sud America. E' passato.
Sono sola da molto tempo.
Credo che aver visto gente e culture diverse mi abbia liberato da schemi e condizionamenti. Ricordare la bellezza di uno straccetto di stoffa che sventola legato ad un arbusto in pieno deserto e sapere che era una preghiera mi fa ancora viaggiare.
Per questo: il viaggio, la navigazione, l'astrolabio, le arpe, i rimescolare il tempo, i libri.
Il fare arte è ancora l'incontro con l'imprevisto in un luogo dove le tracce e i segni sono riconoscibili solo attraverso la passione e riconoscendoli esistono.