Gabriella Benedini

La formazione e gli esordi

Milanese d’adozione, nasce a Cremona il 19 settembre 1932 da Palmiro Orlando (1905-1947), infermiere, figura ben poco presente sia per essere stato a lungo sotto le armi sia per una morte precoce, e da Elsa Scarabello (1905-1986), casalinga, donna forte ma sensibile, capace di sostenere con intelligenza e convinzione le scelte della figlia, da cui è stata sempre amatissima.
L’amore per l’arte è innato: già da piccola disegna sulle pareti di casa, e anche su quelle delle case degli amichetti, immagini ben più mature dei consueti scarabocchi infantili. Negli anni successivi per integrare il modesto bilancio familiare dà lezioni di matematica e francese, realizza decorazioni per un cartolaio cremonese e disegna illustrazioni per libri per bambini. In anni certo non facili per le difficoltà del dopoguerra Gabriella Benedini [1] frequenta a Cremona il biennio dell’Istituto Tecnico Commerciale Eugenio Beltrami, dedicandosi al pomeriggio a un lavoro di decorazione e restauro,  che fa emergere le sue doti. Si prepara allora privatamente  e in parte da autodidatta per entrare all’Istituto Paolo Toschi [2] di Parma, dove frequenta [3] gli ultimi due anni con i docenti Umberto Lilloni [4] , Latino Barilli [5] e Armando Pizzinato [6] e si diploma nel luglio del 1953 [7] ; trasferitasi a Milano, si iscrive all’Accademia di Brera, frequentandola saltuariamente e senza conseguire il diploma: risulta, infatti, iscritta a Pittura, con matricola 2656, nell’anno scolastico 1953-1954 per il quale ha pagato le tasse, ma è indicata assente [8] , mentre dal registro delle iscrizioni [9] , si evince che abbia frequentato il corso di Pittura di Aldo Carpi [10] . Interpellata a questo proposito, Gabriella Benedini ricorda di aver seguito però i corsi di pittura di Pompeo Borra [11] . Intanto nel capoluogo lombardo incomincia a collaborare con case editrici di libri per bambini, realizzando delle illustrazioni.

Affascinata da sempre dal mondo della parola - passione che resterà negli anni -, è autrice di alcuni racconti e di un romanzo che, se non vede le stampe, funge da lasciapassare per trasferirsi a Parigi. Arturo Schwarz[12], editore allora agli esordi, infatti, che ha apprezzato la sua scrittura, le prepara una lettera di presentazione per l’amico René Juillard[13]: è l’autunno del 1957[14]. Inizia un periodo molto intenso dal punto di vista del lavoro, ma anche dei contatti. Collabora con alcuni giornali cattolici appartenenti al gruppo de “La Croix”,  in particolare con “Bayard”, il cui capo redattore è Padre Marie Paul Sève[15]: per questo giornale Gabriella disegna settimanalmente anche una strip, illustrando proprio i testi di Padre Sève, introito modesto, ma importante garanzia per sostenersi.  Appena arrivata nella capitale francese si stabilisce in un piccolo albergo in rue des Ecoles, nel quartiere di Montparnasse, poi in rue de l’Echiquier, per ultimo in quai Voltaire 33, all’ottavo e ultimo piano dell’edificio, un tempo riservato alla servitù, accompagnata dall’inseparabile gatto Dalì[16]. Grazie al compagno, che l’ha seguita dall’Italia e che sposerà poco dopo, ottiene uno studio alla Cité Universitaire nel padiglione della Maison d’Italie, il cui direttore è Ruggero Romano[17],  in  Boulevard Jourdan  9. Presente a inaugurazioni, conferenze e incontri - conosce Françoise Sagan in occasione di una sua esposizione[18] -, frequenta il mondo culturale di una Parigi quanto mai vivace, moderna, innovativa e resta affascinata dal Surrealismo, come è riconosciuto dalla critica sulla stampa francese[19], e dalla pittura astratto-informale. Benché arrivata da pochi mesi, i contatti  nella ville lumière la portano ad esporre sei tele[20], purtroppo non identificate,  alla Cimaise de Paris[21] insieme a Jean Schafer[22], Michel Pourteyron[23], Jean Cuillerat[24].  In seguito, oltre alla partecipazione a mostre collettive - tra cui al  69° Salon des Indépendants[25] al Grand Palais - espone in due personali  alla Galerie A.G.[26] e alla Galerie Ror Volmar[27]. Fallito il matrimonio, nel 1960 preferisce rientrare in Italia, prima a Cremona per un breve periodo e poi a Milano, dove dal 1961 si stabilisce in Via Morgantini  con studio in Via Camperio; si trasferirà poco dopo in Via Poerio[28], cui seguirà Via Cosimo del Fante per approdare infine in Corso di Porta Romana, dove trovano spazio sia l’abitazione che lo studio.

[1] Per una prima, articolata  ricostruzione della vicenda biografica e artistica vedi A. Pansera (a cura di), Gabriella Benedini. L’itinerario artistico e il percorso del linguaggio figurativo, Edizioni Grafis, Sesto Ulteriano (Milano) 1977;  vedi inoltre l’intervista di Sandro Parmiggiani, Il lievito della memoria, l’umiltà della bellezza. Una conversazione con Gabriella Benedini, riportata nel catalogo S. Parmiggiani (a cura di), Gabriella Benedini. Le arpe di Ninive, Skira editore, Milano 2006, pp. 9-23.

[2] Risulta iscritta come privatista con la matricola 1844 a partire dall’anno 1950-1951; frequenta poi regolarmente i due anni successivi nell’indirizzo “Decorazione”. Dal Registro conservato presso l’Istituto Paolo Toschi di Parma. Si ringrazia il Prof. Nunzio Garulli per la cortese disponibilità e la ricerca, febbraio 2021.

[3] Un articolo di Rodolfo Signifredi riferisce di numerose assenze di Gabriella dalle lezioni, che avrebbe trascorso questo tempo a Busseto a dipingere. In realtà l’artista smentisce questa vicenda, attribuendola a una trovata giornalistica e ribadisce, invece, di essere stata molto assidua nella frequenza della scuola. Vedi Vedi R. Signifredi, E’ finita al “Salon des Independants” marinando le lezioni all’Istituto d’Arte, “Il Resto del Carlino”, Bologna 5 febbraio 1958.

[4] Milano 1898-1980. Dal 1941 al 1962 è docente presso l’Istituto di Parma, allora Accademia di Belle Arti di Parma.

[5] Parma, 1883- Parma, 1961. Dal 1939, e per circa un ventennio, è docente presso l’Istituto Paolo Toschi.

[6] Maniago, 1910-Venezia 2004. Nel ricordo di Gabriella la presenza di questo docente era piuttosto saltuaria.

[7] Il diploma risulta ritirato il 12 gennaio 1959 vedi Registro del ritiro dei diplomi presso Istituto Paolo Toschi di Parma.

[8] Archivio Storico - Accademia di Brera, segnatura: Segreteria/Scuole, Matricole, 1950-55, 8.15.

[9] Archivio Storico - Accademia di Brera, segnatura: Segreteria/Scuole, Reg. iscr. 1951-53, 4.10.

Si ringraziano Valter Rosa ed Edoardo Sala.

[10] Milano, 1886-1973; allievo di Cesare Tallone all’Accademia di Brera, vi insegna dal 1931 al 1958.

[11] Milano, 28 gennaio 1898 – 15 novembre 1973; oltre che docente nel secondo dopoguerra, sarà direttore dell’Accademia dal 1970 al 1972.

[12] Alessandria d’Egitto, 1924. Storico dell’arte, scrittore e poeta di origine ebraica si trasferisce in Italia nel 1949, stabilendosi a Milano.

[13] 1900-1962; fonda la sua casa editrice nel 1942.

[14] In realtà era già stata nella capitale francese per tre mesi, soggiornando presso una zia, sorella della mamma, quando aveva appena quindici anni.

[15] 1913-2001. Dopo gli studi in teologia, entra nella congregazione degli Agostiniani dell’Assunzione e nel 1943 si avvicina al mondo della carta stampata, collaborando con moltissime riviste di area cattolica e  firmando articoli e volumi sia con il proprio nome, André Sève, sia con diversi pseudonimi.

[16] Una fotografia con il gatto è pubblicata in Espone per la seconda volta a Parigi la pittrice Gabriella Benedini, s.l, s.d. [1958].

[17] Fermo, 1923 – Parigi, 2002. Storico, trasferitosi in Francia nel 1947, insegna alla Sorbona; collabora con la casa editrice Einaudi, dirigendo, in particolare, dal 1977 al 1982, l’Enciclopedia.

[18] Arte, fortuna e Francoise Sagan  per la “Grande Lotteria Italiana”, “La voix d’Italie”, Parigi 1958 (senza indicazione di ulteriore data).

[19] “[…] teinte sa peinture de surréalisme. A dire vrai, ses figures de femme, moitié chair, moitié armure, moitié squelette, moitié poupée de son, si elles sont de fort honnêe facture ne renouvelient guère la surprise” in G.J. Gros, Quatre peintres (Cimaise de Paris), “Carrefour”, 5 febbraio 1958.

[20] Le informazioni relative alle opere esposte in queste e nelle altre rassegne citate sono desunte dalla stampa dell’epoca, i cui ritagli sono conservati, in originale o in fotocopia, presso l’Archivio Gabriella Benedini di Milano.

[21] 4 Peintres, Cimaise de Paris, Parigi 21 gennaio-1 febbraio 1958. Vedi Chabanon Jean, Quatre peintres (Cimaise de Paris), “Le peintre”, Parigi 1 febbraio 1958, n. 158, p. 18.

[22] 1928. Originario della regione del Giura, studia a Parigi, ma nelle sue opere propone il paesaggio della sua terra.

[23] 1938- Pujols-sur-Dordogne, 2011, pittore espressionista, influenzato dal Gruppo Cobra.

[24] Parigi, 1927 – 1998, esponente della nuova Ecole de Paris, propone opere legate a un’astrazione lirica.

[25] 69° Salon des Indépendants, Grand Palais, Parigi 18 aprile – 11 maggio 1958. Espone due opere non identificate: Composizione e Palio.

[26] Gabriella Benedini, Galerie A.G., Parigi 14-30 marzo 1958. Espone oltre 20 opere.

[27] Benedini. Oeuvres recente, Galerie Ror Volmar, Parigi, 29 ottobre-16 novembre 1958. Espone oltre 20 opere.

[28] Già nel 1963 risiede al nuovo indirizzo come è indicato sull’etichetta che compare nei due quadri, Dialogo e Trasalimento, esposti alla Galleria della Biennale di Palermo Mostra Nazionale del Piccolo Dipinti, svoltasi dall’11  dicembre 1963 al gennaio 1964; la residenza è confermata anche nel 1965 come è precisato nella scheda di notifica rilasciata in occasione della partecipazione alla IX Quadriennale di Roma conservata presso l’Archivio Storico della Quadriennale, Roma. Si ringraziano Assunta Porciani e Alessandro Sagramora.