Gabriella Benedini

La formazione e gli esordi

Milanese d’adozione, nasce a Cremona il 19 settembre 1932 da Palmiro Orlando (1905-1947), infermiere, figura ben poco presente sia per essere stato a lungo sotto le armi sia per una morte precoce, e da Elsa Scarabello (1905-1986), casalinga, donna forte ma sensibile, capace di sostenere con intelligenza e convinzione le scelte della figlia, da cui è stata sempre amatissima. L’amore per l’arte è innato: già da piccola disegna sulle pareti di casa, e anche su quelle delle case degli amichetti, immagini ben più mature dei consueti scarabocchi infantili. Negli anni successivi per integrare il modesto bilancio familiare dà lezioni di matematica e francese, realizza decorazioni per un cartolaio cremonese e disegna illustrazioni per libri per bambini. In anni certo non facili per le difficoltà del dopoguerra Gabriella Benedini[1] frequenta a Cremona il biennio dell’Istituto Tecnico Commerciale Eugenio Beltrami, dedicandosi al pomeriggio a un lavoro di decorazione e restauro,  che fa emergere le sue doti. Si prepara allora privatamente  e in parte da autodidatta per entrare all’Istituto Paolo Toschi[2] di Parma, dove frequenta[3] gli ultimi due anni con i docenti Umberto Lilloni[4], Latino Barilli[5] e Armando Pizzinato[6] e si diploma nel luglio del 1953[7]; trasferitasi a Milano, si iscrive all’Accademia di Brera, frequentandola saltuariamente e senza conseguire il diploma: risulta, infatti, iscritta a Pittura, con matricola 2656, nell’anno scolastico 1953-1954 per il quale ha pagato le tasse, ma è indicata assente[8], mentre dal registro delle iscrizioni[9], si evince che abbia frequentato il corso di Pittura di Aldo Carpi[10]. Interpellata a questo proposito, Gabriella Benedini ricorda di aver seguito però i corsi di pittura di Pompeo Borra[11]. Intanto nel capoluogo lombardo incomincia a collaborare con case editrici di libri per bambini, realizzando delle illustrazioni.

Affascinata da sempre dal mondo della parola - passione che resterà negli anni -, è autrice di alcuni racconti e di un romanzo che, se non vede le stampe, funge da lasciapassare per trasferirsi a Parigi. Arturo Schwarz[12], editore allora agli esordi, infatti, che ha apprezzato la sua scrittura, le prepara una lettera di presentazione per l’amico René Juillard[13]: è l’autunno del 1957[14]. Inizia un periodo molto intenso dal punto di vista del lavoro, ma anche dei contatti. Collabora con alcuni giornali cattolici appartenenti al gruppo de “La Croix”,  in particolare con “Bayard”, il cui capo redattore è Padre Marie Paul Sève[15]: per questo giornale Gabriella disegna settimanalmente anche una strip, illustrando proprio i testi di Padre Sève, introito modesto, ma importante garanzia per sostenersi.  Appena arrivata nella capitale francese si stabilisce in un piccolo albergo in rue des Ecoles, nel quartiere di Montparnasse, poi in rue de l’Echiquier, per ultimo in quai Voltaire 33, all’ottavo e ultimo piano dell’edificio, un tempo riservato alla servitù, accompagnata dall’inseparabile gatto Dalì[16]. Grazie al compagno, che l’ha seguita dall’Italia e che sposerà poco dopo, ottiene uno studio alla Cité Universitaire nel padiglione della Maison d’Italie, il cui direttore è Ruggero Romano[17],  in  Boulevard Jourdan  9. Presente a inaugurazioni, conferenze e incontri - conosce Françoise Sagan in occasione di una sua esposizione[18] -, frequenta il mondo culturale di una Parigi quanto mai vivace, moderna, innovativa e resta affascinata dal Surrealismo, come è riconosciuto dalla critica sulla stampa francese[19], e dalla pittura astratto-informale. Benché arrivata da pochi mesi, i contatti  nella ville lumière la portano ad esporre sei tele[20], purtroppo non identificate,  alla Cimaise de Paris[21] insieme a Jean Schafer[22], Michel Pourteyron[23], Jean Cuillerat[24].  In seguito, oltre alla partecipazione a mostre collettive - tra cui al  69° Salon des Indépendants[25] al Grand Palais - espone in due personali  alla Galerie A.G.[26] e alla Galerie Ror Volmar[27]. Fallito il matrimonio, nel 1960 preferisce rientrare in Italia, prima a Cremona per un breve periodo e poi a Milano, dove dal 1961 si stabilisce in Via Morgantini  con studio in Via Camperio; si trasferirà poco dopo in Via Poerio[28], cui seguirà Via Cosimo del Fante per approdare infine in Corso di Porta Romana, dove trovano spazio sia l’abitazione che lo studio.

 

A Milano: esperienze di gruppo

Anche il capoluogo lombardo sta vivendo un periodo culturalmente molto vivace e qui entra in contatto con il Realismo Esistenziale[29] e partecipa al clima della Nuova Figurazione[30]. Frequenta in modo particolare Bepi Romagnoni[31] al quale è debitrice del contatto con la Galleria Bergamini[32], che nel 1962[33] organizza la sua prima personale italiana[34], presentata in catalogo da Carlo Munari.

Importante riconoscimento della sua attività è l’invito nel 1965 alla IX Quadriennale[35] di Roma alla quale espone tre opere[36] che risentono del clima della Nuova Figurazione e in particolare dell’influenza di Francis Bacon, cui segue l’anno successivo il premio all’XI Concorso Nazionale di Pittura Premio Ramazzotti[37] con Attraverso il cancello del nostro primo mondo (AGB 0346), espressione  del suo breve periodo neofigurativo, anche se Gabriella afferma che «la figurazione  […] non mi ha mai veramente interessato»[38]. E molte saranno le partecipazioni a premi e concorsi, specie nel corso dei decenni Sessanta e Settanta, secondo un uso in quegli anni molto diffuso, a molti dei quali ottiene premi  e segnalazioni.

Il 28 maggio 1967 si sposa con Pier Giorgio Azzoni (1931-1982), direttore dell’ufficio legale di una Banca, il vero amore di una vita, prematuramente scomparso, con il quale Gabriella ha condiviso non solo il quotidiano, ma anche esperienze uniche e memorabili, quali avventurosi ed emozionanti viaggi, che hanno profondamente inciso sul suo percorso artistico. Questi hanno portato la coppia a percorrere, da soli, con un vecchio fuoristrada – mezzo di trasporto e casa -, nel 1969 la rotta verso oriente fino all’Afganistan e poi al Pakistan,  attraverso Jugoslavia, Bulgaria, Turchia e Iran, in seguito, in un arco di tempo compreso tra il 1974 e il 1978, a compiere ripetuti viaggi lungo le piste dell’Africa prima attraverso Algeria, Niger, Togo, Costa d’Avorio fino al Mali, poi attraverso  Marocco, Sahara spagnolo, Mauritania, Senegal, stregati dal fascino del deserto. Altrettanto  poco convenzionale  un viaggio in Messico nel 1971 raggiunto su una nave cargo della Compagnia di navigazione Cesare D’Amico con destinazione Vancouver,  attraccando a Panama, per poi fare tappa anche a Chicago e a New York e soddisfare il desiderio di Giorgio di vedere gli Stati Uniti.

Nel 1977 con Lucia Pescador, cui si uniscono Alessandra Bonelli e Lucia Sterlocchi, costituisce il  Gruppo Metamorfosi, “ un caso esemplare” come scrive Elena Di Raddo, la cui «[…] peculiarità […] e anche probabilmente la motivazione che ha fatto in modo che rimanesse attivo per diversi anni, fino al 1985, è che ciascuna individualità al suo interno ha mantenuto una propria autonomia: pur partecipando a mostre collettive e personali, le artiste si sono riconosciute unite da un punto di vista creativo e si sono presentate insieme in occasione di esposizioni pensate specificatamente attorno a un tema condiviso.»[39]

Sono ben undici le rassegne del gruppo a partire dalla prima, Metamorfosi: dalla natura alla “ragione” (Gruppo Metamorfosi), svoltasi  nel 1977-1978 a Palazzo dei Diamanti-Centro di attività visive di Ferrara[40] all’ultima nel 1984 nella stessa città emiliana alla Galleria Massari di Palazzo Massari[41],  I mesi mancanti (da Schifanoia 1984) (Gruppo Metamorfosi), una riflessione delle artiste  a integrare lo splendido ciclo di affreschi quattrocenteschi ormai lacunoso. Il gruppo si fa conoscere anche a livello internazionale con mostre a Macon, Bruxelles, Londra e Vlietje. La forza del sodalizio, cioè l’aver permesso a ciascuna componente di esprimere la propria individualità, è anche la ragione della sua fine, poiché ad un certo punto l’esperienza risulta conclusa e ciascuna artista prosegue il proprio personale cammino.

Sempre nel 1977 aderisce anche a Coop 77 Arti visive, un collettivo di artisti[42], che condividono, più che esperienze creative, un medesimo sentire politico-ideologico. Scrive infatti Bruno Montefiori, presidente del Comitato esecutivo della prima mostra tenutasi a La Spezia, che gli artisti che la compongono si sono associati per «[…] delineare una propria proposta di politica culturale e convogliare la creatività individuale in un unico solidale impegno.»[43] Le riunioni si svolgono in casa di Piero Leddi in Via Lanzone a Milano e la prima uscita pubblica  è, appunto, la mostra al Centro Allende di La Spezia[44]. Come sottolinea Gianni Cavazzini in uno dei testi in catalogo «Questi pittori, è il caso di precisarlo, non formano un gruppo omogeneo sul piano del linguaggio e nemmeno delimitano, a livello teorico, un’organica area di ricerca. L’elemento primo che li unisce è proprio il rifiuto di qualsiasi disegno dogmatico e programmato che tenda a guidare su linee prestabilite le loro singole esperienze. Una diversità, quindi, che si traduce in una testimonianza unitaria quanto alle ispirazioni ideali e in una difesa delle prerogative individuali quanto alle scelte linguistiche. La dichiarata salvaguardia dell’autonomia creativa assume inoltre un significato di opposizione nei riguardi dell’attuale pianificazione culturale addomesticata agli interessi dei gruppi di potere e degli indirizzi critici dominanti».[45] A questa seguiranno due altre rassegne una sempre nel 1978[46]  al Circolo Culturale “La Nuova Torretta” di Sesto San Giovanni (Milano) e l’altra l’anno successivo, curata da Giorgio Trentin, alla Galleria  Bevilacqua La Masa di Venezia.[47]

In questi stessi anni si collocano le  presenze alla Galleria di Porta Ticinese[48], aperta da Gigliola Ravasino nel 1973, molto attenta all’opera delle artiste donne. La prima partecipazione è nel 1978 all’interno dell’articolata rassegna Mezzo cielo[49], dedicata, appunto, alla realtà artistica femminile: nel corso di un mese numerose artiste e gruppi di artiste presentano le proprie ricerche e Gabriella Benedini, con Lucia Pescador e Lucia Sterlocchi, si interroga su Il trasparente[50], cui segue nel 1980 la personale  Sogno, bisogno. Analisi al soggetto.[51]

 

Un cammino indipendente

Progressivamente, dopo queste esperienze di condivisione, nelle quali, tuttavia, Gabriella Benedini ha mantenuto sempre una forte identità personale, la scelta dell’artista si indirizza verso un operare in solitudine. Il suo è un continuo approfondimento  lungo un percorso  attento a quanto avviene nella realtà che la circonda, ma che si mantiene del tutto indipendente. «[…]a un certo punto, decisi di andare per conto mio: non mi identificavo con nessuno, cominciai a cercare solo dentro di me e i libri furono i miei compagni» afferma Gabriella Benedini nel dialogo con Sandro Parmiggiani in occasione della rassegna Le arpe di Ninive del  2006.[52]

E l’interesse per una ricerca autonoma la porta a sperimentare anche mezzi espressivi diversi e nuovi quali la cinepresa, strumento non solo in grado di fermare momenti particolari dei viaggi, ma anche capace di dar vita a vere  e proprie storie cariche di poesia, ma anche dai forti toni di denuncia. Sono tre i cortometraggi realizzati dall’artista:  il primo Doprenoi (AGB 2205) del 1973 a colori, seguito da Diutop (AGB 2206) del 1975 in bianco e nero e infine di tre anni più tardi Deserto (AGB 247) in seppia di soli quattro,  intensi minuti. E con Diutop di ben 30 minuti partecipa alla seconda edizione di Arte e Cinema, il Festival del cinema d'artista curato da Vittorio Fagone che si svolge al Circolo Formentini di Milano dal 17-25 giugno 1977[53].

Nel corso degli anni si susseguono alcuni riconoscimenti prestigiosi quali la partecipazione nel 1986 alla XLII Esposizione Internazionale d'Arte La Biennale di Venezia nella rassegna Arte e Scienza Arte e alchimia[54], curata da Arturo Schwarz, nella quale espone Teatro chimico di novembre (AGB 0120), il lavoro che aveva realizzato per la mostra I mesi mancanti (da Schifanoia 1984) (Gruppo Metamorfosi) del 1984.

Progressivamente Gabriella Benedini, a partire dalla fine del decennio ottanta, si allontana dalla dimensione bidimensionale della pittura, interessata invece da quella volumetrica. Nei suoi lavori, infatti, vengono inseriti elementi di recupero - reperti che l’artista trova per caso, durante le passeggiate sulla spiaggia – che acquistano, o meglio ri-acquistano, un nuovo significato e che inseriscono nelle opere una terza dimensione.

< So dipingere, ma non mi interessa la pittura di per sé. E’ solo dagli anni ottanta che sento di essere nella mia pelle vera. In tutti quegli anni cercavo; adesso trovo, il che è molto diverso> afferma  nel dialogo con Sandro Parmiggiani [55]. Da qui poi il passaggio alla scultura: grandi forme che propongono con le Arpe, le Vele, le Barche i temi più cari, oltre a quello della misurazione, legati al viaggio, alla navigazione e al suono.

 


[1] Per una prima, articolata  ricostruzione della vicenda biografica e artistica vedi A. Pansera (a cura di), Gabriella Benedini. L’itinerario artistico e il percorso del linguaggio figurativo, Edizioni Grafis, Sesto Ulteriano (Milano) 1977;  vedi inoltre l’intervista di Sandro Parmiggiani, Il lievito della memoria, l’umiltà della bellezza. Una conversazione con Gabriella Benedini, riportata nel catalogo Gabriella Benedini. Le arpe di Ninive,  Skira editore, Milano 2006, pp. 9-23
[2] Risulta iscritta come privatista con la matricola 1844 a partire dall’anno 1950-1951; frequenta poi regolarmente i due anni successivi nell’indirizzo “Decorazione”. Dal Registro conservato presso l’Istituto Paolo Toschi di Parma. Si ringrazia il Prof. Nunzio Garulli per la cortese disponibilità e la ricerca, febbraio 2021
[3] Un articolo di Rodolfo Signifredi riferisce di numerose assenze di Gabriella dalle lezioni, che avrebbe trascorso questo tempo a Busseto a dipingere. In realtà l’artista smentisce questa vicenda, attribuendola a una trovata giornalistica e ribadisce, invece, di essere stata molto assidua nella frequenza della scuola. Vedi Vedi R. Signifredi, E’ finita al “Salon des Independants” marinando le lezioni all’Istituto d’Arte, “Il Resto del Carlino”, Bologna 5 febbraio 1958
[4] Milano 1898-1980. Dal 1941 al 1962 è docente presso l’Istituto di Parma, allora Accademia di Belle Arti di Parma
[5] Parma, 1883- Parma, 1961. Dal 1939, e per circa un ventennio, è docente presso l’Istituto Paolo Toschi
[6] Maniago, 1910-Venezia 2004. Nel ricordo di Gabriella la presenza di questo docente era piuttosto saltuaria
[7] Il diploma risulta ritirato il 12 gennaio 1959 vedi Registro del ritiro dei diplomi presso Istituto Paolo Toschi di Parma
[8] Archivio Storico - Accademia di Brera, segnatura: Segreteria/Scuole, Matricole, 1950-55, 8.15
[9] Archivio Storico - Accademia di Brera, segnatura: Segreteria/Scuole, Reg. iscr. 1951-53, 4.10.
Si ringraziano Valter Rosa ed Edoardo Sala
[10] Milano, 1886-1973; allievo di Cesare Tallone all’Accademia di Brera, vi insegna dal 1931 al 1958
[11] Milano, 28 gennaio 1898 – 15 novembre 1973; oltre che docente nel secondo dopoguerra, sarà direttore dell’Accademia dal 1970 al 1972
[12] Alessandria d’Egitto, 1924. Storico dell’arte, scrittore e poeta di origine ebraica si trasferisce in Italia nel 1949, stabilendosi a Milano
[13] 1900-1962; fonda la sua casa editrice nel 1942
[14] In realtà era già stata nella capitale francese per tre mesi, soggiornando presso una zia, sorella della mamma, quando aveva appena quindici anni
[15] 1913-2001. Dopo gli studi in teologia, entra nella congregazione degli Agostiniani dell’Assunzione e nel 1943 si avvicina al mondo della carta stampata, collaborando con moltissime riviste di area cattolica e  firmando articoli e volumi sia con il proprio nome, André Sève, sia con diversi pseudonimi
[16] Una fotografia con il gatto è pubblicata in Espone per la seconda volta a Parigi la pittrice Gabriella Benedini, s.l, s.d. [1958]
[17] Fermo, 1923 – Parigi, 2002. Storico, trasferitosi in Francia nel 1947, insegna alla Sorbona; collabora con la casa editrice Einaudi, dirigendo, in particolare, dal 1977 al 1982, l’Enciclopedia
[18] Arte, fortuna e Francoise Sagan  per la “Grande Lotteria Italiana”, “La voix d’Italie”, Parigi 1958 (senza indicazione di ulteriore data)
[19] “[…] teinte sa peinture de surréalisme. A dire vrai, ses figures de femme, moitié chair, moitié armure, moitié squelette, moitié poupée de son, si elles sont de fort honnêe facture ne renouvelient guère la surprise” in G.J. Gros, Quatre peintres (Cimaise de Paris), “Carrefour”, 5 febbraio 1958
[20] Le informazioni relative alle opere esposte in queste e nelle altre rassegne citate sono desunte dalla stampa dell’epoca, i cui ritagli sono conservati, in originale o in fotocopia, presso l’Archivio Gabriella Benedini di Milano
[21] 4 Peintres, Cimaise de Paris, Parigi 21 gennaio-1 febbraio 1958. Vedi Chabanon Jean, Quatre peintres (Cimaise de Paris), “Le peintre”, Parigi 1 febbraio 1958, n. 158, p. 18
[22] 1928. Originario della regione del Giura, studia a Parigi, ma nelle sue opere propone il paesaggio della sua terra
[23] 1938- Pujols-sur-Dordogne, 2011, pittore espressionista, influenzato dal Gruppo Cobra
[24] Parigi, 1927 – 1998, esponente della nuova Ecole de Paris, propone opere legate a un’astrazione lirica
[25] 69° Salon des Indépendants, Grand Palais, Parigi 18 aprile – 11 maggio 1958. Espone due opere non identificate: Composizione e Palio
[26] Gabriella Benedini, Galerie A.G., Parigi 14-30 marzo 1958. Espone oltre 20 opere
[27] Benedini. Oeuvres recente, Galerie Ror Volmar, Parigi, 29 ottobre-16 novembre 1958. Espone oltre 20 opere
[28] Già nel 1963 risiede al nuovo indirizzo come è indicato sull’etichetta che compare nei due quadri, Dialogo e Trasalimento, esposti alla Galleria della Biennale di Palermo Mostra Nazionale del Piccolo Dipinti, svoltasi dall’11  dicembre 1963 al gennaio 1964; la residenza è confermata anche nel 1965 come è precisato nella scheda di notifica rilasciata in occasione della partecipazione alla IX Quadriennale di Roma conservata presso l’Archivio Storico della Quadriennale, Roma. Si ringraziano Assunta Porciani e Alessandro Sagramora
[29] Il gruppo, così definito dal critico Marco Valsecchi,  è costituito da giovani allievi della scuola di pittura di Aldo Carpi e Francesco Messina e comprende Mino Ceretti, Giuseppe Guerreschi e Bepi Romagnoni, cui si aggiungono in seguito altri artisti, ed è attivo per un decennio dal 1954 al 1964
[30] Il termine è proposto dal critico Michel Ragon sulla rivista francese “Arts” nel marzo 1961 e definisce una vasta area di ricerca, legata all’Espressionismo, al Surrealismo e all’arte di Alberto Giacometti e Francis Bacon che contraddistingue l’opera di molti artisti attivi anche nel  decennio Settanta
[31] Milano 1930 – Villasimius 1964
[32] La collaborazione con la galleria milanese proseguirà negli anni con la rassegna del 1968 (8-27 febbraio) -in catalogo Autopresentazione dell’artista  (mostra e catalogo sono riproposti alla Galleria La Ruota di Parma, 30 marzo-13 aprile 1968) -, cui segue la rassegna presentata da Roberto Tassi (dall’8 aprile 1975)  e infine con l’ultima personale Gabriella Benedini Storie della terra - Mutazione 1977'80 (8 maggio-3 giugno 1980) curata da Gigliola Ravasino. (vedi anche nota 46)
[33] Anty Pansera riferisce di contatti intorno al 1962-1963 con il cosiddetto gruppo di Via Procaccini  - Cappelli, Martinelli, Giannini, Luporini, Banchieri -, dal luogo dove alcuni degli artisti coinvolti hanno il loro studio, legati al critico Mario de Micheli. In realtà Gabriella Benedini - espressamente interrogata in merito da chi scrive, gennaio 2021 - ricorda di averli conosciuti, ma senza alcun coinvolgimento di natura artistica, programmatica o ideologica. Vedi Gabriella Benedini. L’itinerario artistico e il percorso del linguaggio figurativo, a cura di A. Pansera, Edizioni Grafis, Sesto Ulteriano (MI) 1977, p. 10
[34] 19 maggio-8 giugno 1962
[35] 22 novembre 1965- marzo 1966
[36] Fiori della stessa siepe (AGB 0343) del 1965 e Trovandosi tra due vite e  C'è un campo aperto a oggi non identificate Vedi IX Quadriennale Nazionale d’arte di Roma, catalogo della mostra, Palazzo delle Esposizioni, Roma 22 novembre 1965-marzo 1966, De Luca Editore, Roma 1966, p. 75
[37] Palazzo Reale – Sala delle Cariatidi, Milano 15-30 gennaio 1966. Partecipa anche all’edizione successiva (14 aprile-1 maggio 1967)  con A questo serve la memoria (non identificato) e alla XIII edizione (6-22  dicembre 1968) dove espone Composizione/ Nella nuova palude (AGB 0172) e altre due Composizioni, non identificate
[38] Gabriella Benedini Le arpe di Ninive, a cura di S. Parmigiani, catalogo della mostra, Skira 2006, Milano, p.14
[39] E. Di Raddo, Un’esperienza al femminile: il gruppo “Metamorfosi” 1977-1984, in “Ricerche di S/Confine”, Dipartimento dei beni culturali e dello spettacolo-Università di Parma, Parma 2012, vol. III, n. 1, p. 95
[40]  4 dicembre 1977-9 gennaio 1978
[41]  16 settembre-21 ottobre 1984
[42] Vera e propria cooperativa, affiliata ala Lega Nazionale delle Cooperative e Mutue, ha come ragione sociale l’autogestione del prodotto artistico e della distribuzione paritaria tra i soci degli oneri e degli utili. Vi aderiscono, oltre a Gabriella Benedini, Renzo Borella, Giovanni Cappelli, Attilio Forgioli, Giuseppe Guarino, Pierluigi Lavagnino, Piero Leddi, Giuseppe Martinelli, Lino Marzulli, Fabrizio Merisi, Giancarlo Ossola, Ruggero Savinio
[43] B. Montefiori, in Coop 77 Arti visive, catalogo della mostra, La Spezia 1978, s. p.
[44] Dal 12 al 30 aprile 1978 in cui espone Il verde ancora possibile (AGB 0241) una acquatinta, della quale in catalogo sono riportate misure errate, di ubicazione ignota , e Paesaggio degradato (AGB 0242) un trittico, acrilico su tela, di cui in catalogo è riprodotta la parte centrale
[45] G. Cavazzini, in Coop 77 Arti visive, catalogo della mostra, La Spezia 1978, sp.
[46] 7-31 novembre 1978, riproposizione di quella spezzina di cui conserva anche il catalogo, aggiornato nell’intestazione
[47] 21 giugno-4 luglio 1979 in cui espone Mutazione (AGB 0038) e Storie della terra – Mutazione (AGB 0272) intitolato nel catalogo di questa rassegna Trascrizione II
[48] Cristina Casero, citando anche il contributo di Caterina Iaquinto - Dalla “Casba” alla città. Una cartografia di Milano negli anni Settanta tra impegno politico e autodeterminazione artistica, in Milano 1945-1980. Mappa e volto di una città. Per una geostoria dell’arte, a cura di E. Di Raddo, Franco Angeli, Milano 2015, pp. 127-145, sp. p. 129 - sottolinea che  <La Galleria di Porta Ticinese  […] si connota subito per essere un centro culturale, un luogo di confronto anche politico. Frequentata da artisti, critici, scrittori e intellettuali, la galleria è uno spazio attivo, strettamente collegato ai “momenti reali della lotta e del dibattito politico attraverso la visualizzazione di contenuti delle rivendicazioni, la socializzazione degli strumenti  creativi e la partecipazione attiva con qualsiasi manifestazione popolare […]”> vedi La Galleria di Porta Ticinese di Gigliola Ravasino, in Gesti di rivolta. Arte, fotografia e femminismo a Milano 1975-1980, Enciclopedia delle donne, Milano 2020, pp. 79-111, sp. p. 79
[49] 2 maggio - 6 giugno 1978
[50] Dopo il 9 maggio. Gabriella Benedini espone Utopia (AGB 0206), la grande scultura in PVC già presentata a Ferrara nella personale al  Centro di Attività Visive - Palazzo dei Diamanti, Ferrara 12 dicembre 1971 - 6 gennaio 1972
[51] dal 12 marzo 1980
[52] Gabriella Benedini Le arpe di Ninive, a cura di S. Parmigiani, catalogo della mostra, Skira, Milano 2006, p.15
[53] Nella seconda edizione della rassegna oltre al Super 8 della Benedini sono presentati film di: Valerio e Giancarlo Romano Adami, Massimo Becatini, Valentina Berardinone, Ugo Carrega, James Coleman, Dadamaino, Fernando De Filippi, Jole Donee Freitas, Nato Frascà, Yervant Gianikian & Angela Ricci Lucchi, Paolo Gioli, Andrea Granchi, Silvio e Vittorio Loffredo, Plinio Martelli, Alberto Moretti, Magdalo Mussio, Nagasawa, Suzanne Newell, Martino e Anna Oberto, Luigi Ontani, Gianfranco Pardi, Antonio Paradiso, Fabrizio Plessi, Arnaldo Pomodoro, Renato Ranaldi, Sergio Sarri, Mario Schifano, Helmut Shober, Gianni Emilio Simonetti, Franco Vaccari. Vedi J. Malvezzi, Per un cinema d’artista nel sociale. La rassegna Arte e Cinema  al Centro Internazionale di Brera e alcuni casi di studio, in Arte fuori dall'arte. Incontri e scambi fra arti visive e società negli anni Settanta. Atti del convegno Arte fuori dall'arte. Incontri e scambi fra arti visive e società negli anni, Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano 12-13 ottobre 2016. a cura di C. Casero – E. Di Raddo – F. Gallo, Milano 2017,  pp. 183-189, sp. p. 89, nota 8
[54] giugno-settembre 1986 .
[55] Gabriella Benedini Le arpe di Ninive, a cura di S. Parmigiani, catalogo della mostra, Skira, Milano 2006, p.14